Un progetto site-specific di Fabrizio Cabitza, Claudia De Luca e Gianluca Perrone dal 5 al 10 febbraio 2026.
In occasione di ART CITY Bologna 2026, i rifugi antiaerei della Montagnola, situati nella sede ExDynamo e luoghi simboli della memoria collettiva legata alla guerra e alla Resistenza, aprono le porte al pubblico accogliendo per la prima volta nell’ambito della manifestazione un progetto site-specific di arte contemporanea di Fabrizio Cabitza, Claudia De Luca e Gianluca Perrone. Il progetto dal titolo Il grado zero offre ai visitatori un’esperienza di riflessione che intreccia scultura, pittura e fotografia per dare voce alle storie di vita e di sopravvivenza nei rifugi antiaerei durante i bombardamenti. L’iniziativa è promossa da ExDynamo, con il contributo di Fondazione del Monte e il sostegno di studio Marchingegno e Quarup editrice.
Il grado zero indaga le molteplici sfumature del bianco, rivelandone impurità, fratture e tracce nascoste. Attraverso processi di stratificazione e sedimentazione, il progetto porta alla luce frammenti incompiuti che emergono dalla materia, dalla pittura e dalla fotografia, riportando il gesto artistico alla sua dimensione primordiale. All’interno dei rifugi antiaerei, il bianco diventa principio generativo: non semplice colore, ma condizione originaria che azzera il segno, trasforma la materia in presenza essenziale e apre una soglia tra passato e presente. Il pubblico accede ai rifugi ed entra in contatto con una memoria collettiva ancora viva, immergendosi in un percorso sensoriale che intreccia percezione, storia e vulnerabilità.
Il percorso espositivo si sviluppa lungo i tunnel sotterranei dei rifugi antiaerei della Montagnola. Fabrizio Cabitza presenta una nuova versione “white” delle sue Spine Dorsali: sculture ottenute da strati di muro, cemento e gesso, lavorati, incisi e sedimentati fino a dar forma a colonne materiche e irregolari. Ogni strato racconta un passaggio, una traccia di esperienza sedimentata nel tempo. Richiamando l’anatomia, la spina dorsale simboleggia ciò che sostiene il corpo e l’essere, diventando segno tangibile di resistenza e fragilità.
Claudia De Luca, con l’installazione Sorry for not, dialoga con le sculture e il progetto fotografico attraverso l’uso della tarlatana. Partendo dal bianco, l’artista ne esplora imperfezioni e fratture, restituendo ai visitatori una percezione trasformata. Le tarlatane, dipinte nei toni chiari, costruiscono una stratificazione di presenze-assenze che invitano lo spettatore a muoversi attorno alle opere.
Gianluca Perrone propone il progetto Tracce di rifugio, composto di opere fotografiche realizzate in formato 1:1, ciascuna dedicata ai mattoni del rifugio. I muri vengono registrati come impronte e presenze che affiorano. Attraverso una modulazione della chimica di sviluppo, le immagini sono concepite con una durata limitata nel tempo; l’ossidazione progressiva porterà gli scatti a scurirsi fino a diventare neri, trasformando la fotografia in un oggetto instabile.
All’interno del percorso, tre video offrono uno sguardo esclusivo sul backstage degli artisti e una colonna sonora evocativa accompagna i visitatori amplificando l’esperienza emotiva.
Questo articolo è una sintesi che si basa sul comunicato inviato dall’azienda alla redazione.
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