Intervista a Andrea Massaria. Sembra facile ma l’arte dell’improvvisazione è un modo di essere e di vivere

SEMBRA FACILE MA “L’ARTE DELL’IMPROVVISAZIONE È UN MODO DI ESSERE E DI VIVERE NON SOLO MUSICALE”. È UNA PRASSI MOLTO ANTICA.

Andrea Massaria ha iniziato a suonare la chitarra a sette anni, studiando chitarra classica con Guido Percacci e Pierluigi Corona ed è passato al jazz e alla libera improvvisazione nel 1990. “New Needs Need New Techniques – Nuovi bisogni hanno bisogno di nuove tecniche”, è il titolo del nuovo cd, il primo in solo, del chitarrista triestino Andrea Massaria, uscito proprio in questi giorni per la Leo Records, prestigiosa casa discografica ed etichetta britannica, fondata da  Leo Feigin  sul finire degli anni settanta, che pubblica da allora interessanti progetti discografici di musicisti jazz e sperimentali di tutto il mondo.

INTERVISTA

D. Ho avuto la fortuna di vedere dal vivo diversi chitarristi da Franco Mussida (PFM) al tridente degli Iron Maiden, da Robert Fripp ad Andreas Kisser (Sepultura), da Paco De Lucia a Paolo Tofani (Area). Sempre chitarra ma molto diverse.

R. Ho sempre cercato di sottrarmi alla definizione e per questo ed altri motivi ho sempre cercato di non avere modelli di riferimento ai quali ispirarmi ma al massimo Musicisti (quale strumento suonino non è importante) ai quali guardare con curiosità e stupore.

Ogni Musicista è differente, ha una sua propria storia musicale e personale e si confronta con problemi diversi da quelli degli altri, ogni Musicista ha la sua propria voce. La ricerca di un mio stile, di un mio linguaggio, di una mia voce, questo è quello che ho sempre cercato di fare e che mi ha portato ad esprimermi con un “sound” completamente mio, riconoscibile e non riconducibile a nessun altro Musicista ed a nessun altro chitarrista.

D. Non penso sia facile trovare ispirazione in una giungla di suoni ma la tua ricerca sperimentale ha incrociato la pittura. C’è una formula interpretativa?

R. Sono sempre stato circondato dalla pittura (mio padre era un ottimo pittore) ed ho sempre amato e studiato questa eccezionale forma d’arte. E’ stato, e lo è tuttora, per me naturale quindi rapportarmi alle note ed ai colori fin da subito  praticamente con lo stesso approccio, cercando in tutte e due sempre l’altrove e lo straniamento.

Quasi sempre quando suono vedo colori o forme agglomerate di colore e viceversa quando guardo un quadro sento le vibrazioni sonore che emana e rapporto i colori  e la loro disposizione su tela ad una qualche forma musicale.

D. Come spiegheresti “l’improvvisazione” ad un ascoltatore che non ha mai seguito questi generi strumentali, perdonami la banale semplificazione. Come gli racconteresti i suoni che escono dal tuo strumento?

R. Risulta sempre difficile definire a parole cosa sia l’improvvisazione musicale.

In molti si sono cimentati nell’impresa, l’hanno definita musica spontanea, creativa, improvvisazione libera, composizione aleatoria, conduction e via discorrendo, ma la difficoltà principale sta nel fatto che è praticamente impossibile descrivere con le parole l’enorme complessità che si cela dietro questa antichissima prassi.

L’improvvisazione è una attività tutt’altro che casuale, è frutto di anni di studio e di duro lavoro.

L’arte dell’improvvisare è un modo d’essere e di vivere non solo musicale ma che comprende molti o tutti gli aspetti del quotidiano, parlare, pensare, lavorare, amare, giocare, camminare e via dicendo.

È una continua ricerca dell’ignoto partendo da fatti noti, un continuo spingersi al di la’ dei propri limiti, rifuggire la propria banalità quotidiana, sorprendersi e stupirsi.

D. Il tuo lavoro “New Needs Need New Techniques” è stato pubblicato da un’etichetta internazionale. C’è una scena sperimentale italiana? Molti musicisti inoltre suonano con loop station.

R. Si, c’è una scena sperimentale italiana molto buona e che sta crescendo bene con musicisti veramente ottimi.

Io personalmente non uso la loop station ma conosco vari musicisti che la usano poi, ovviamente, dipende da come la usi…

D. Ascoltando i tuoi brani mi sembra di camminare per strada con persone che parlano, il traffico qualche animale. Un viaggio sonoro contemporaneo. È questo che volevi?

R. L’idea del viaggio sonoro contemporaneo mi piace, si può sicuramente parlare di viaggio sonoro contemporaneo in questo mio ultimo lavoro, viaggio sonoro però filtrato ed arricchito dalla presenza di materiali e influenze estranee all’ambito musicale, in questo caso dalla pittura di tre grandi artisti del Novecento che io amo particolarmente, Rothko, Rauschenberg e Pollock. Direi un viaggio sonoro pittorico.

D. Se dovessi consigliarmi un disco da ascoltare cosa mi proporresti?

R. Dato che un disco solo è veramente troppo poco ti consiglio di partire dal mio!

D. E se fossi stato un pittore che cosa ti sarebbe piaciuto aver dipinto? O magari dipingi anche?

R. Ahahaha, non dipingo perché non ho il tempo per farlo in maniera adeguata ma certamente se non avessi fatto il musicista avrei fatto il pittore.

Sicuramente mi sarebbe piaciuto dipingere nei primi anni del Novecento.

D. Hai dei video che ti piacciono e che ci vuoi segnalare?

R. Mi piacciono molto i video di Zbigniew Rybczyński che ho sonorizzato molte volte dal vivo (in particolare Tango e Zupa) i video dei brani musicali di Alva Noto (praticamente tutti) e quelli dei dadaisti, Man Ray su tutti (anche questi sonorizzati altrettante volte dal vivo).

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