Dal 16 aprile al 6 settembre 2026, il Museo Rietberg di Zurigo presenta una grande mostra collettiva che indaga l’eredità visiva del colonialismo attraverso lo sguardo di artisti internazionali.
L’esposizione Quasi un paradiso. Fotografia dell’era coloniale nell’arte contemporanea esplora per la prima volta in modo completo come venti artisti contemporanei globali utilizzino il materiale fotografico storico per riscrivere narrazioni rimosse o stereotipate. Per la stampa italiana, è prevista una presentazione con trasferta dedicata da Milano il prossimo giovedì 28 maggio 2026.
La rassegna si ispira al concetto di polifonia narrativa, citando la scrittrice Chimamanda Ngozi Adichie:
«Quando rifiutiamo la storia unica, quando ci rendiamo conto che non esiste mai una sola storia su un luogo qualsiasi, riconquistiamo una sorta di paradiso».
Gli artisti coinvolti, provenienti da Africa, Americhe, Asia e Oceania, agiscono come archivisti e narratori, utilizzando fotografia, installazioni tessili, film e sculture per trasformare immagini nate come strumenti di controllo coloniale in opere di resistenza e guarigione collettiva.
Il Museo Rietberg ha strutturato l’indagine attraverso quattro aree tematiche che analizzano il rapporto tra l’osservatore e l’immagine storica:
| Sezione | Focus Tematico | Artisti di riferimento |
| Mutazioni | Creazione di nuovi archivi per colmare le lacune della memoria storica. | Dinh Q. Lê, Rosana Paulino, Cédric Kouamé |
| Confronto | Decostruzione degli stereotipi coloniali e ribaltamento dello sguardo. | Wendy Red Star, Omar Victor Diop, Yuki Kihara |
| Cura | Interventi di “rammendo” e protezione dei soggetti fotografati. | Sasha Huber, Mary Enoch Elizabeth Baxter, Zenaéca Singh |
| In the Photo Fantastic | Speculazione immaginativa e fabulazione critica su frammenti storici. | Raphaël Barontini, Andrea Chung |
Tra le opere più significative, la mostra presenta il lavoro di Dinh Q. Lê, che intreccia migliaia di fotografie perdute durante la fuga delle famiglie nel Vietnam del Sud, e quello di Sasha Huber, che utilizza graffette metalliche per creare “armature” protettive attorno ai soggetti nudi fotografati nell’Ottocento per teorie razziali.
Nella sezione finale, dedicata alla critical fabulation, artisti come Raphaël Barontini e Andrea Chung colmano i vuoti della storia scritta intrecciando memoria e fantasia. Chung, in particolare, rielabora il mito afrofuturista di Drexciya, immaginando un regno sottomarino per le donne africane e i loro bambini, restituendo visibilità a volti tratti proprio dalla collezione fotografica del Museo Rietberg.
Il Museo Rietberg è una delle principali istituzioni svizzere dedicate alle culture extraeuropee e custodisce una collezione di 49.000 fotografie storiche, che costituiscono il filo conduttore dell’intera esposizione.
Per approfondimenti e consultazione del catalogo bilingue, è disponibile il sito ufficiale rietberg.ch.
Questo articolo è una sintesi basata sul comunicato ufficiale del Museo Rietberg di Zurigo.
19ª edizione a Santa Maria di Sala, Venezia. Bulgaria e Serbia presenti per la prima…
In radio e su tutte le piattaforme dal 17 luglio 2026 per Almae Music. Prodotto…
Radio date 24 luglio 2026. Prodotto e distribuito da Almae Music. Brano bilingue italiano-francese. È…
The Organics SkyGarden all'Hyatt Centric Milan Centrale aperto dalle 15.30 a mezzanotte. Nuovi Frozen Cocktail…
160 ore di tirocinio a Quinto di Treviso su LLM, RAG e AI Agent. Progetto…
Dopo l'ottimo esordio dello scorso anno, Aperyshow torna alla Spiaggia del Faro di Jesolo, dopo…