In un albergo storico di una città del Nord. Migliaia di copie di documenti d’identità rubate. Un comunicato che parla di hacker entrati “nonostante la cybersecurity”. Marco Cozzi, presidente del Digital Security Festival, la mette giù semplice: “Ci si concentra sempre su quanto siano bravi gli hacker a entrare. Ma è una rincorsa infinita. La vera domanda è: se entrano, cosa trovano?”.
Il punto centrale della questione emerge analizzando la normativa: la legge non obbliga gli alberghi a conservare la copia del documento. L’articolo 109 del TULPS stabilisce solo l’obbligo di verificare l’identità e comunicare i dati alla Questura. “È come controllare il biglietto al cinema. Lo guardi, lo validi, e finisce lì. Non lo fotocopi per archiviarlo ‘magari un giorno servirà'”, spiega Cozzi.
Nel linguaggio della cybersecurity si chiama minimizzazione dei dati: se una cosa non c’è, non te la possono rubare. Eppure molte aziende e strutture continuano a conservare montagne di informazioni senza un reale motivo, aumentando esponenzialmente la superficie di attacco.
“Le regole non sono imposizioni che costano. Sono cinture di sicurezza”, ribadisce Cozzi. “Difendono l’azienda e proteggono i clienti. Non servono tutti i giorni, ma il giorno in cui servono, ringrazi di averle messe”.
Ivano Di Santo, evangelist del Festival e docente di Cyber Security a Trieste, aggiunge: “La sicurezza non è un prodotto, non si compra su uno scaffale. È un insieme di processi documentati, frutto di incontri con specialisti del settore che ci insegnano come proteggerci”.
Di Santo offre una riflessione provocatoria: “Ci sentiamo più ‘violati’ quando ci rubano lo smartphone che non il portafogli. Perché ormai gran parte di noi è conservata nella rete. Ma chi ci garantisce che l’attenzione con cui custodiamo una parte di noi sia la stessa di chi quei dati li prende, li archivia o li lascia lì, senza gestione, senza un tempo massimo oltre il quale andrebbero distrutti?”.
Il Digital Security Festival, nato in Friuli Venezia Giulia e oggi di portata nazionale, lavora proprio sulla diffusione della consapevolezza digitale con parole semplici e consigli concreti. Quest’anno sarà presentato il 19 settembre a Roma, nella Sala Matteotti della Camera dei Deputati.
A ottobre tornerà a Trieste, grazie al sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia, con un evento aperto a cittadini, aziende e scuole. “La consapevolezza è un antivirus che non scade mai”, sottolinea Cozzi. Sul sito del Festival sono disponibili informazioni e consigli pratici per proteggere i dati.
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