L’Italia è la destinazione più scelta del 2026. I turisti che arriveranno quest’anno pianificano i viaggi in modo diverso: più della metà usa l’intelligenza artificiale prima di prenotare.
L’Italia è la destinazione internazionale più scelta dai viaggiatori per il 2026 (IMG Travel Outlook Survey, marzo 2026). I turisti che arriveranno quest’anno hanno un comportamento di pianificazione diverso da quelli di due anni fa: più della metà usa l’intelligenza artificiale per preparare il viaggio.
Secondo Phocuswright, il 56% dei viaggiatori americani ha usato strumenti AI per almeno un viaggio negli ultimi dodici mesi. Il dato è raddoppiato rispetto al 2024. Statista conferma che a livello globale la percentuale è intorno al 40%, con punte del 62% tra Millennials e Gen Z (Accenture).
Il survey IMG lo dettaglia: il 75% usa l’AI per ottenere raccomandazioni, il 70% per costruire itinerari, il 69% per scoprire destinazioni. Uno studio di IPX1031 aggiunge che il 65% degli utenti AI cerca attività e ristoranti, il 48% confronta prezzi degli hotel. Il 13% usa l’AI per prenotare direttamente: il grosso del lavoro è nella scoperta e nella pianificazione, non nella transazione.
Il punto rilevante per chi gestisce una struttura ricettiva in Italia è cosa succede nella fase di scoperta. Quando un viaggiatore chiede a ChatGPT di organizzare una settimana sul Lago di Garda o in Friuli, il sistema genera un itinerario con nomi di hotel, ristoranti e attrazioni. Le strutture che compaiono in quella risposta entrano nella lista del viaggiatore. Le strutture che non compaiono non vengono considerate.
Il dato di TakeUp AI (aprile 2026, 300 viaggiatori americani) dice che il 78% dei viaggiatori considera importante che un hotel compaia nelle raccomandazioni generate dall’AI, e l’84% dichiara che una raccomandazione AI affidabile li renderebbe più propensi a prenotare quella struttura specifica.
Il problema per gli operatori italiani è che la maggior parte delle strutture indipendenti è assente da questo canale. Un report di HotelWorld AI ha analizzato 131.000 strutture in 30 paesi e ha trovato che solo il 16% è visibile nelle ricerche su ChatGPT, Google AI e Perplexity. Le catene alberghiere occupano quasi tutto lo spazio. Gli hotel indipendenti, i ristoranti, le attività locali sono fuori.
Il motivo non è la qualità del servizio o la reputazione. È un problema tecnico di come l’identità della struttura è dichiarata nel web. I motori generativi costruiscono le risposte recuperando informazioni da fonti diverse e cercando entità riconoscibili. Se l’identità di un hotel o di un ristorante non è codificata in modo che i sistemi AI la trovino e la interpretino correttamente, la struttura non entra nelle risposte.
Le grandi catene alberghiere internazionali e le principali piattaforme di distribuzione hanno già integrato le proprie strutture direttamente su ChatGPT e sugli altri motori generativi. Un viaggiatore può trovare disponibilità e prezzi in tempo reale dentro la conversazione AI. Le grandi catene si stanno muovendo. Gli indipendenti, per la maggior parte, non sanno ancora che il problema esiste.
Il settore che lavora su come rendere le strutture visibili nei motori generativi si chiama AI Optimization (AIO) e Generative Engine Optimization (GEO). In Italia ci lavora, tra gli altri, Gabriele Gobbo attraverso PioneerAIO Research Lab, con applicazioni specifiche al settore turistico.
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