Claudio Simonetti, I Goblin e la storia della musica dell’orrore in tournée in America

Nell'attesa che riparta in tournée con il suo gruppo I Goblin, il maestro Claudio Simonetti si sta concedendo in questi giorni un meritato riposo in attesa del tour americano “Demons”.

Con tranquillità, lentezza e a tratti in silenzio, lo abbiamo intervistato per ripercorrere con lui un po' tutta la sua storia artistica, fino ai suoi bellissimi ed inteminabili nuovi progetti musicali.

Claudio Simonetti, compositore, musicista e produttore italiano di fama internazionale è noto per il suo stile eclettico, che spazia dal rock progressivo alla elettronica.

Lui stesso, ridendo divertito, si è definito con un solo aggettivo “multifunzionale” con ancora tanti sogni nei cassetti, a 71 anni deve ancora capire cosa farà da grande, straordinario!

La carriera di Simonetti ebbe inizio negli anni '70, quando fondò i Cherry Five, una band italiana di rock progressivo.

Successivamente, il gruppo cambió nome in Goblin, raggiungendo il successo nel 1975 con la colonna sonora del film horror di Dario Argento, “Profondo Rosso”.

La musica del film divenne un vero e proprio fenomeno e ebbe un impatto significativo nella scena musicale italiana ed europea.

Tra i suoi lavori più noti ci sono anche le altre colonne sonore dei film “Suspiria” (1977) e “Tenebre” (1982).

Le sue opere, negli anni sono state eseguite da alcune delle più prestigiose orchestre del mondo.

Il gruppo Goblin oggi si compone di 4 talentuosi musicisti: Daniele Amador (Chitarra), Claudio Simonetti (Tastiere), Cecilia Nappo (Basso), Federico Maragoni (Batteria)

Simonetti è un artista molto riservato e molte persone potrebbero non essere a conoscenza di alcuni aspetti meno noti della sua vita e della sua carriera.

Per esempio molti non sanno che è nato a São Paulo, in Brasile e che sebbene sia famoso per il suo lavoro con i Goblin, ha anche collaborato con altri artisti e gruppi musicali, tra cui il mitico Claudio Cecchetto founder di Dj nonché scopritore di grandi talenti come Rosario Fiorello e Amadeus.

L'iconica canzone “Gioca Jouer” cantata da Cecchetto, è proprio una sua “brillante ed intuitiva creazione”, tradotta in molte lingue fu la sigla del Festival di nel 1981.

Simonetti mi ha confessato di averla nel cuore e di essersi molto molto divertito in quel periodo in cui la canzone diventò un vero e proprio tormentone.

Ancora oggi è molto cantata e conosciuta un po' da tutte le generazioni.

Ha poi composto la colonna sonora per la fortunatissima serie TV “College” (1989), di Federico Moccia e Lorenzo Castellano (figli di Castellano e Pipolo)

Ha collaborato con registi quali Sergio Martino, Ruggero Deodato, Lamberto Bava, Lucio Fulci, Salvatore Samperi.

Con il regista George Romero nel 1978 ha composto con i Goblin la colonna sonora del film “ZOMBI” uno dei più grandi successi del cinema horror mondiale.

Nel 2021 ha ricevuto insieme a Pino Donaggio il premio “Nino Rota”.

Simonetti è un artista di grande talento e versatilità, e la sua musica continua a essere apprezzata da un vasto pubblico.

Sta per partire infatti la sua importante tournée americana “Demons” che coprirà ben 35 tappe.

I Goblin ogni sera si esibiranno in una città diversa in importanti teatri.

Ogni notte la band, grazie ad un Tourbus professionale e al loro strepitoso autista, potranno dormine e nel mentre percorreranno tra i 300 e 400 km, per spostarsi tra una città e l'altra americana.

Tranquilli tutti per l'autista, ci rassicura Claudio che lui dormirà di giorno mentre loro lavoreranno.

Il maestro Simonetti, parlandoci con entusiasmo del suo imminente tour e dell'amore che riceve dal suo pubblico in queste occasioni live, non ha potuto trattenersi dal dire che è molto amareggiato del fatto che oggi , nonostante la sua indiscussa fama, sia molto più amato all'estero che nella sua nazione, per motivi culturali.

Questa cosa lo fa molto rammaricare perché, per proporsi oggi al pubblico italiano bisogna partecipare a dei programmi scadenti e ciò è inaccettabile, a lui piacerebbe presentare la sua musica in contesti importanti live come fa in America.

Alla domanda :”lei pensa che ci sia un modo per eliminare questo mal costume!” lui risponde con un secco “NO”, argomentando che ormai è un fenomeno fortemente radicato nella nostra società e non è facile da eliminare così velocemente perché nessuno studia più la grande musica, i personaggi e gli autori nazionali ed internazionali che hanno fatto la storia, vedi i Beatles, i Pink Floyd etc…

solo ciò sarebbe d'aiuto secondo lui per ritornare ad essere meno volgari, sguaiati e poveri di spirito, sarebbe indispensabile ciò per poter creare del nuovo e continuare ad amare e ricordare chi ha dato molto al pubblico.

Tra i tanti cita ovviamente d'esempio anche l'amato e compianto padre Enrico Simonetti, al quale lui dice di dovere tutto per ciò che ha appreso dalla sua grande professionalità, dal suo talento.

Ancora oggi lui è ricordato da molti come un grande artista, a cui essere grati per i momenti di leggerezza, quella leggerezza pensata per donare profondità ad un pubblico pensante, fatto di individui pregni di valori tra cui il valore della memoria , della qualità, della sobrietà e della ricercatezza delle emozioni.

Sarebbe importante oggi che i nostri ragazzi conoscessero questo grande uomo che fu il maestro Enrico Simonetti.

Chissà, magari questa intervista può essere un invito a proporre più spesso dei programmi a lui dedicati.

Certamente Claudio Simonetti deve il suo talento al padre, invece la sua genetica così generosa la deve alla madre… ma lui ridendo divertito, mi lascia immaginare un patto con il Diavolo, magari proprio mentre componeva “Profondo rosso”.

Con questa sua ultima diabolica affermazione chiudo l'articolo ringraziandolo di cuore, nell'attesa di intervistarlo ancora al rientro della sua avventura americana.

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Giuseppina Irene Groccia

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